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politica interna
L'AMMINISTRAZIONE INSUFFICIENTE
10 settembre 2008
Ecco a voi il pagellone della giunta Romagnoli, frutto del capolavoro politico degli ultimi quattro anni dell'ex funzionario della Regione Toscana, che venuto fuori dall'apparitick diessino rischia di tornare presto ad ingrossare le fila dei democratici in cerca di collocamento.




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politica interna
Cronache post-agostane, seconda parte: Prato
10 settembre 2008
Procedendo in ordine cronologico l'ultimo fatto politico significativo della realtà pratese è stata la bocciatura della giunta Romagnoli da parte di una giuria di 25 "opinion leader" (sempre che a Prato qualcuno ad oggi possa definirsi tale) scelta fra il mondo della politica, dell'imprenditoria, delle professioni corporative (le ex professioni liberali).

Il risultato non stupisce nessuno, a partire dal sindaco, che è ben consapevole del basso tasso di approvazione da parte della cittadinanza verso l'operato dell'amministrazione comunale, sino ad arrivare alle persone comuni (la ggente) passando per il Partito Democratico, che allo stato attuale si appresta ad affrontare l'impegno elettorale del 2009 con la stessa rassegnazione con la quale nel 2004 le alchimie fra Ds e Margherita portarono all'individuazione dello (allora?) sconosciuto funzionario regionale Marco Romagnoli, come candidato alla poltrona di primo cittadino laniero.

Balza comunque all'occhio dei lettori, grazie anche alla puntuale chiosa di Anna Beltrame (prima penna politica pratese), il fatto che questi giudizi negativi emergano nonostante la metà degli opinionisti appartengano all'area di centrosinistra e che riguardino anche l'assessore Law and (civic) List Aldo Milone impegnato da alcuni mesi in un'importante crociata contro l'illegalità cinese,  ed in una ben più decisiva (per il suo futuro) battaglia politica interna alla giunta.

Il 5,9 la quasi insufficienza rimediata dall'assessore alla sicurezza si può spiegare con la sua intensa esposizione mediatica e con la sua costante indisciplina mostrata nelle ultime settimane rispetto agli orientamenti del Partito Democratico e dell'amministrazione comunale, sgradita sia ai segretari provinciali del PDL che ai politici o ai miracolati dai politici di area democrat.

L'Agosto pratese è stato, infatti, quasi quotidianamente costellato dalla presenza sulle colonne della cronaca locale di Law and List, protagonista una volta per i suoi dissidi con la giunta sull'opportunità dei militari in città e sul mancato incremento dei vigili urbani, un'altra per gli interventi di risposta alle sue dichiarazioni dei giorni prima ed un'altra ancora per una polemica sulla gestione della sicurezza nel 2007, mossa da un alquanto (dis)interessato Massimo Taiti.



Il consigliere dell'omonima lista elettorale ha chiesto conto a Milone del minor numero di controlli operati dalla polizia municipale nel territorio pratese in rapporto agli anni precedenti, in particolar modo con una comparazione rispetto al 2004 (I° annus romagnolum) e più recentemente (ieri) è arrivato quasi a chiederne le dimissioni dalla giunta comunale, visti i rumors, non smentiti dall'assessore alla sicurezza su una sua corsa elettorale autonoma: "quello che appare singolare è che un membro della giunta, si appresti a mettersi in proprio continuando a far parte integrante della squadra del sindaco uscente. Prima si scioglierà l'equivoco e meglio sarà per la città".

Il ruolo di avvocato difensore dell'amministrazione comunale e la richiesta di chiarimenti sull'operato di Milone contestuale ai distinguo, imbarazzanti per i vertici del PD pratese, di Law and List hanno smosso la curiosità dei giornalisti e commentatori politici sul futuro politico di Taiti, attualmente all'opposizione della giunta, ma dialogante da tempo col centrosinistra (i primi contatti risalgono alla campagna elettorale del 2004) tanto che più di qualcuno ha ipotizzato un'alleanza elettorale con la maggioranza democratica, bisognosa di ogni singolo voto per scongiurare l'anno prossimo l'onta del ballottaggio per un sindaco uscente in una realtà conformisticamente cattocomunista come Prato.

Probabilmente sarà necessario attendere l'ultima settimana o persino l'ultimo giorno utile per capire il futuro politico di Taiti, consumato ed imprevedibile navigatore della politica (ex Lotta Continua, ex Forza Italia, ex/again radicale). Sicuramente avrà davanti a sè diversi scenari: la nuova corsa solitaria, l'alleanza col centrosinistra, la confluenza nel Partito Democratico come radicale dell'associazione Liber@mente, escludendo sin d'ora ogni ipotesi di riavvicinamento al PDL.

La Velina Azzurra cercherà, per quanto possibile, di tenervi informati.

L'ultimo appunto liberale sullo scorso Agosto ha a che fare con l' "high society" pratese, che rappresentata da 69 fulgidi rappresentanti della "meglio Prato" di destra e di sinistra, politica, sindacale ed imprenditoriale si è mondanamente riunita a cena a Camaiore, mettendo in mostra un esempio decadente del cafonalismo pratese, raccontato con toni al limite del compiacimento da "La Nazione" e criticato da qualche lettore di Pratoblog: http://www.pratoblog.it/content/view/13000/346/

Quasi dimenticavo un ultimo dettaglio: il signor sindaco ha trascorso le vacanze in campagna, ben lontano dalle vicende locali, in attesa di ri-prendere la guida della coalizione di centrosinistra per le Elezioni venture.

Carlandrea POLI

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DIARI
Cronache post-agostane, prima parte: Viareggio
3 settembre 2008
Ho avuto la fortuna quest'anno di passare due delle mie quattro settimane di vacanze estive a Viareggio e ho cominciato ad intuire i motivi del declino turistico della città dei carri del Carnevale, della Passeggiata sul lungomare, dell'imponente Hotel Royal.

Abituata oramai da circa mezzo secolo ad accogliere una clientela internazionale da ceto medio, negli ultimi anni la "capitale" della Versilia ha perso afflussi assistendo immobile allo svuotamento dei viali sul lungomare anche nel periodo ferragostano, nonostante un buon andamento delle stagioni nelle limitrofe Forte dei Marmi e Tonfano.

Certamente ha pesato la crisi economica con le relative difficoltà per le famiglie di mettere da parte quelle centinaia o migliaia di euro necessarie ad accollarsi le spese per sostenere anche una sola settimana di ferie e visto il target da reddito medio dei turisti viareggini questa componente va presa seriamente in considerazione, a patto però di non ignorare le altre cause che influendo in modo negativo sulle ultime villeggiature rischiano di appannare sempre di più l'immagine di Viareggio.

Partendo dal vissuto non posso che individuare nel rapporto qualità/prezzi dei servizi offerti dagli hotel una delle cause del declino turistico: si può spendere 120 euro al giorno per una camera doppia fatiscente con scarsa pulizia, senza pensione completa ma col diritto ad un prezzo di riguardo nella consumazione dei pasti ad uno snack bar su un bagno? si può chiedere ad una persona minimamente avveduta di tornare in un albergo dove alla modica cifra di 75 euro per capo viene offerta una camera doppia dotata di un mini ventilatore, così datato da avere accumulato nel corso dei decenni centimetri di polvere, di un televisore di fine anni '80, di pavimenti polverosi con le mattonelle ricche di crepe e persino di dislivelli? si può chiedere soprattutto ad un turista di potersi accontentare per una settimana o più di mangiare pasta scotta, carne di seconda scelta con fragrante frazio e dessert comprati al discount, insomma peggio che alla cucina di un uomo separato da due giorni?

Tanto per fugare eventuali dubbi e soddisfare la curiosità dei lettori i (due) casi coi quali, ahimè, mi sono imbattuto si riferiscono non ad ostelli della gioventù e neppure a pensioni di ultima categoria, bensì riguardano alberghi millantanti tre stelle, localizzati di fronte al lungomare e quindi biglietti da visita di Viareggio per molti turisti italiani e non.

Dopo gli hotel si scende in strada e qui scopriamo in maniera incontrovertibile l'esistenza del problema di una Passeggiata sempre più vecchia, con locali storici come "Il Margherita" chiusi (anche se per ristrutturazione) ed incapace di offrire qualche attrattiva ad una popolazione più giovane costretta tutte le sere a dovere andare dall'altra parte della Versilia per divertirsi, manco si trovasse in uno sperduto paesino di campagna con meno di mille abitanti.

Non dimentichiamo poi quell'innata ostilità verso il turismo estivo di certi gestori di bar, ristoranti, hotel e bagni ben saldata con la politica anti-villeggianti delle amministrazioni comunali concretizzatasi negli anni nelle scelte di tappezzare le vie in prossimità del mare di strisce blu (con costi stratosferici per il parcheggio) e nelle raffiche di multe alle auto in sosta vietata, mentre nel frattempo i vigili latitano sul lungomare, facile preda dei vu' cumprà scacciati con maggiore decisione da Forte dei Marmi.

Carlandrea POLI







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politica interna
A MAUTHAUSEN NON C'ERANO GLI EBREI
6 giugno 2008
Nei giorni in cui Ahmadinejad giunto a Roma per il vertice della FAO, ripropone la sua missione di cancellare Israele dalla cartina geografica, chissà forse con l'intenzione di proporre in questo modo una valida ricetta per risolvere la piaga della fame nel mondo su "Il Foglio" dello scorso mercoledì è apparso il resoconto di un "Pellegrinaggio a Mauthausen" di alcuni studenti dell'Iis Altiero Spinelli di Sesto San Giovanni avvenuto fra il 16 ed il 19 Maggio pubblicato anche sul periodico "Nuova Sesto" il 30 dello stesso mese.

Il primo pensiero viene rivolto agli operai che scesero in sciopero nel Marzo del 1944, causando agitazioni in tutto il Nord Italia sino a Prato, per bloccare le produzioni di armi e per chiedere "pane, lavoro e pace".  Questi scioperi bollati dai fascisti e dai nazisti come atti di sabotaggio portarono all'arresto dei lavoratori, che, spesso prelevati dalle loro abitazioni, vennero trasportati nei vagoni piombati nei lager nazisti. Già a questo punto balzano agli occhi dei lettori delle considerazioni piuttosto fuorvianti sul valore di quell'atto di resistenza e sul significato di questa gita nella memoria: "Mai come oggi la resistenza degli operai di Sesto alla dittatura in nome di condizioni di vita e di lavoro migliori, di libertà e democrazia, può indicare i valori a cui ispirare il lavoro. Il lavoro non può essere asservito al potere politico e commerciale [...] Come non pensare ancora oggi a lavori umilianti, spersonalizzanti, tutti votati alla produzione o al marketing?"

Insomma traspare piuttosto chiaramente come, riguardo a questo episodio, si voglia far passare il messaggio della memoria dei crimini nazi-fascisti a livello non di un coraggioso sacrificio di operai esasperati dalla tirannia, bensì di protagonisti di una piccola insurrezione sociale o per meglio dire socialista. Martiri che ancora oggi parlano alle nostre coscienze, obnubilate dal capitalismo sfruttatore e spersonalizzatore, per insegnarci i veri valori del lavoro, della libertà e della solidarietà.

Il secondo passaggio del resoconto, che coincide in realtà con la prima tappa effettiva del pellegrinaggio racconta della tappa al castello di Hartheim, uno dei sei centri di sterminio dell'Aktion T4 (il programma di eugenetica nazista), dove fra il 1940 ed il 1944 vennero uccise 30.000 persone classificate come "indegne di vivere", poiché portatrici o affette da malattie genetiche e/o fisiche e quindi pericolose per l'igiene razziale. "[...]Nessuno è uscito vivo da Hartheim, ma la verità della storia è germogliata dalla terra che ha restituito le tracce dei crimini commessi, resti di installazioni ed edificazioni, oggetti appartenuti alle vittime, le ceneri e i resti delle ossa. Ed è a queste vittime che i comuni di Sesto San Giovanni, di Cinisello Balsamo e di Monza offrono onore e rispetto [...] - afferma uno studente di quinta, sulla carta, fra i più maturi della compagnia; è il primo infatti ad intravedere il senso di questo viaggio della memoria -  "Si va sempre più chiarendo l'obiettivo per cui noi siamo qui. Siamo qui per vedere la storia così come è, per recuperare la memoria vera di questi morti, che finalmente hanno un nome[...]".

Al termine di una tappa preso il Memorial del Lager di Gusen, dove per la prima volta gli studenti sestesi si trovano di fronte ad uno scolatoio, usato per dissanguare i corpi dei prigionieri morti dopo averli mutilati agli arti e prima di bruciarli nei forni crematori, gli allievi dell' "Altiero Spinelli" giungono in visita a Mauthausen, obiettivo primario della gita.

E' questo il luogo, dove i giovani di Sesto San Giovanni si lasciano andare alle considerazioni ed alle dimenticanze più sconcertanti: "Qui a Mauthausen abbiamo deposto varie corone a monumenti dei vari paesi. In particolare è stata deposta una corona al monumento dei Rom. La diversità della cultura di questo popolo ancora sembra scandalizzare alcuni. I segni del razzismo ricominciano a serpeggiare in Europa". In queste quarantatre parole scorgiamo non solo un uso distorto e strumentale della memoria dello sterminio ad uso e consumo delle basse polemiche politiche di queste settimane, accostando improvvidamente i problemi legati alla gestione dei campi nomadi al razzismo ed allo sterminio nazista, ma emerge in maniera macroscopica l'assenza di qualsiasi riferimento agli ebrei, principali destinatari dei campi di concentramento e delle politiche razziali del Terzo Reich. Non si potrà certo addurre una banale dimenticanza e neppure la mancanza di spazio visto che il resoconto occupa tutte e cinque le colonne di una pagina di "Nuova Sesto". Non si potrà neppure addurre l'ignoranza degli studenti, visto che più o meno tutti sanno a cosa e soprattutto a chi ci si riferisca quando si parla di campi di concentramento e di sterminio nazisti, di Memoria (nelle scuole viene appositamente celebrata una volta all'anno)  e considerata anche la collaborazione nel viaggio e nel resoconto di insegnanti laureati. A pensare bene non possiamo addurre neppure la mancanza di chiarezza nella mente degli studenti, dal momento che come riportato qualche riga fa già a Hartheim si andava chiarendo appieno il senso del pellegrinaggio nei luoghi della Memoria.

Quale altre ipotesi restano dunque sul tappeto? Cosa può aver fatto dimenticare ad un gruppo di studenti e di insegnanti di Sesto San Giovanni che a Mauthausen furono gli ebrei e non i rom le vittime principali della "soluzione finale" nazista? Cosa ha portato a tralasciare del tutto da un resoconto sul campo di sterminio a Mauthausen le parole Shoah ed Olocausto del popolo ebraico?

Come abbiamo detto non l'ignoranza, nè un'amnesia, piuttosto a giudicare dalle esternazioni sugli operai di Sesto (considerati alla stregua di martiri di un'insurrezione socialista) e sui rom probabilmente è stato compiuto un esercizio aberrante di distorsione della storia in chiave politica, spezzettando ed estrapolando delle parti della tragedia dei campi di concentramento. Tutto questo per denunciare una presunta xenofobia attualmente in corso, dimenticando quella che effettivamente ha colpito ed effettivamente colpisce il popolo ebraico prima nei campi di concentramento e che ai giorni nostri si manifesta sotto forma di minaccia di cancellare lo Stato d'Israele dalla carta geografica (fra il compiacimento dei terroristi e l'indifferenza di chi ha dimenticato la memoria).

Carlandrea POLI

Fonte delle citazioni: Il Foglio 4 Giugno 2008 Inserto Pag.1



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politica interna
SE LA XENOFOBIA DIVENTA UN ALIBI
6 giugno 2008
L'incontro di ieri fra il sindaco di Prato Marco Romagnoli ed il console cinese Gu Honglin è stata l'occasione per verificare lo stato dei rapporti fra la comunità orientale e la città laniera dopo i primi mesi di applicazione del patto "città sicura", con i relativi controlli delle attività industriali e commerciali sospettate di irregolarità.

Come risultato è scaturita una protesta formale del rappresentante della comunità cinese a causa dei "troppi controlli, troppi frequenti" messi in atto dall'amministrazione comunale per rispondere alle esigenze di legalità dopo anni di sostanziale lassismo e di sottovalutazione dei problemi legati all'integrazione degli immigrati. In particolar modo, per rendere più efficace la rimostranza e toccare delle corde particolarmente care al sindaco ed alla giunta di centrosinistra, Gu Honglin non ha esitato a mettere in collegamento la linea della fermezza nelle verifiche con il "rischio di manifestazioni xenofobe o razziste, perché è il clima della politica nazionale che va in questo senso".

Pur condividendo l'analisi sul fronte nazionale il sindaco di Prato ha smentito che la città, da sempre esempio di accoglienza, multietnicità e di tolleranza possa diventare ai giorni nostri razzista e ha proposto al console una cooperazione con la comunità cinese per l'emersione del sommerso. Al contempo ha ribadito che la politica dell'amministrazione comunale, orientata ai controlli ed al ripristino della legalità non cambierà nei prossimi mesi, poiché continua a persistere un'illegalità nelle aziende tale da rendere utili gli interventi di verifica della polizia municipale.

Dunque, almeno ad attenersi alle dichiarazioni ed agli intenti del sindaco non ci dovrebbero essere sorprese in negativo nei prossimi mesi sulle politiche di sicurezza dispiegate da parte del governo pratese, anche se c'è da scommettere che esponenti della giunta, meno rigorosi di Romagnoli o dello stesso assessore alla sicurezza Aldo Milone, utilizzeranno le frasi pronunciate da Gu Honglin come l'occasione per chiedere un allentamento dei confrolli e scongiurare così il rischio di essere tacciati di xenofobia verso i tanti immigrati regolari e gli altrettanto numerosi irregolari orientali presenti a Prato.

Carlandrea POLI






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politica interna
LE RAGIONI DI MILONE TRA SCIPPI E COLTELLATE
30 aprile 2008
Il grido d'allarme lanciato Sabato scorso dall'Assessore alla sicurezza per il Comune di Prato, Aldo Milone, ha trovato delle concrete quanto preoccupanti conferme nei fatti di cronaca locale delle ultime quarantotto ore. In Via Santa Gonda una signora di 84 anni è stata scippata, mentre stava passeggiando su un marciapiede vicino alla propria casa e strattonata sino a cadere, riportando tre costole fratturate, un trauma cranico ed una prognosi di guarigione di trenta giorni. Gli autori di questo crimine, identificati da dei passanti come, probabimente, magrebini, sono riusciti a fuggire con un ciclomotore in direzione Prato Est.

A qualche chilometro di distanza, al di fuori dal territorio di stretta competenza del Comune di Prato, ma pur sempre nel raggio di interesse dei pratesi che quotidianamente lo frequentano, presso il centro commerciale "I Gigli" nell'arco di poche ore è dovuto intervenire due volte l'addetto anti-taccheggio per bloccare i furti rispettivamente di apparecchiature elettroniche e di due televisori al plasma per mano di un nordafricano di 27 anni e di un pratese pregiudicato di 32 anni.

 
L'episodio di criminalità più significativo, anche alla luce della questione cinese sollevata più volte da Milone, è stato però quello avvenuto in zona Macrolotto, un tempo cuore industriale e produttivo di Prato ed oggi assediato dalla crisi economica e dalla presenza massiccia di immigrati, spesso clandestini. Attorno alle ore undici di mattina decine di cinesi, divisi e operanti come delle bande si sono scontrati con pugni e spranghe di ferro sino a lasciare sul terreno un ferito grave, un trentaseienne orientale, "logicamente" clandestino, ferito da alcuni colpi di pugnale all'addome, successivamente soccorso dall'autoambulanza della Croce d'Oro e trasportato all'ospedale di Prato.

Il fatto per la sua violenza ed il numero delle persone coinvolte ha fatto apparire ai testimoni Via Gora del Pero (luogo esatto degli scontri) come lo sfondo di un film in stile "Padrino" e riapre ancora di più il dibattito sul tema della sicurezza nel comune laniero, che a distanza di qualche mese dalla sottoscrizione del patto, fra la Giunta comunale ed il Ministero degli Interni, "Prato città sicura" sembra non essere ancora uscito dalla situazione di emergenza, nella quale è immerso oramai da più di un anno.

Emergenza ed insicurezza dalle quali pare difficile uscire senza accogliere delle proposte come quella lanciata lo scorso autunno dai consiglieri comunali dell'attuale "Popolo della Libertà" di assumere vigilantes privati a difesa del centro storico, o senza approvare le richieste proprio dell'Assessore Milone di aprire un Cpt per la collocazione dei clandestini prossimi all'espulsione e di adeguare gli organici dei vigili urbani alle peculiarità del territorio pratese.

Carlandrea POLI


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politica interna
UN ASSESSORE A RUOTA LIBERA: INTERVISTA A MILONE
27 aprile 2008
Un Aldo Milone senza alcun freno si è concesso in un'intervista apparsa ieri su "La Nazione" per scuotere la sinistra dalla Giunta Romagnoli sino al Presidente della Regione Toscana Claudio Martini sul tema rivelatosi più ostico, specie nel nord Italia, per il Partito Democratico ed i suoi alleati: la gestione della sicurezza.

Dopo otto mesi di verifiche e di blitz nei capannoni, col sequestro di 1.470 macchinari, 58 sequestri penali di immobili e la scoperta di 800 clandestini l'assessore alla sicurezza del Comune di Prato chiede dei significativi rinforzi per adeguare gli organici della polizia municipale alla complessità della realtà locale in maniera tale da poter proseguire la politica di controlli a tappeto sul distretto cinese parallelo.

Una richiesta pressante ed a giudicare dai toni ultimativi assolutamente imprescindibile per la prosecuzione dell'incarico da parte di Milone, che ha offerto nel caso in cui i suoi moniti non dovessero ricevere risposta le proprie dimissioni: "Senza rinforzi non possiamo continuare. Se non arriveranno segnali chiari che il rispetto delle regole è una priorità anche nei fatti, io sono pronto a dimettermi". Una minaccia che si abbina al biasimo verso quei compagni di partito che ancora non hanno "metabolizzato il concetto" dell'importanza per la sinistra della legalità con l'impegno a punire chi viola la legge ed a mandare a casa gli immigrati irregolari o criminali, per tutelare quell'elettorato popolare quotidianamente più sottoposto ai rischi dell'insicurezza.

Nella sua opera di sensibilizzazione del Partito Democratico e del centrosinistra Milone incontra gli ostacoli di una parte della macchina comunale accusata di indifferenza e di pezzi della giunta che impediscono la concentrazione delle risorse per la salvaguardia dell'ordine pubblico: "Se la legalità, come si dice, è prioritaria, agiamo di conseguenza: le risorse vadano lì".

Lo stesso Presidente della Regione finisce fra gli accusati, poiché, troppo preso dal terzomondismo, non si è reso conto della necessità di un Centro di Permanenza Temporaneo, dove spedire i clandestini, al posto delle questure liberando in questo modo uomini da utilizzare nel territorio: "Claduio Martini...Sì, lui pensa alla pace e alla povertà nel terzo mondo. Temi nobili e importantissimi, ma forze il suo compito sarebbe anche interessarsi ai problemi quotidiani dei toscani", "In Toscana è indispensabile un Cpt. Dovrebbe esserne reso conto da un pezzo, il nostro governatore".

Come ricorda Anna Beltrame, prima penna politica di Prato ed autrice dell'intervista, Aldo Milone non è nuovo a queste sortite e proprio l'invito ad usare il pugno di ferro contro i cinesi gli costò dieci anni fa la Presidenza della Commissione "Prato Città Sicura" oltre che alle accuse di razzismo da sinistra.

Sicuramente, però, il precedente del 1998 non sarà sufficiente per tranquillizzare a Prato i vertici del Partito Democratico, che ad un anno dalle Elezioni amministrative sono chiamati a dare risposte ben convincenti sui temi dell'ordine pubblico e dell'immigrazione per scongiurare nel 2009 l'approdo ad un ballottaggio per la carica di primo cittadino, il quale sarebbe indubbiamente un risultato negativo per un sindaco alla ricerca di una riconferma.

Carlandrea POLI





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politica interna
NEL TRIONFO DI BERLUSCONI IL TONFO DI POGGIO A CAIANO
16 aprile 2008

Nel giorno in cui il Popolo della Libertà festeggia l'ampia affermazione alle Elezioni Politiche, confermata anche dal dato amministrativo con i successi nelle Regioni Sicilia e Friuli Venezia Giulia e dalla conquista di preziosi ballottaggi nella città e nella provincia di Roma, a Poggio a Caiano è da registrare un dato in controtendenza, con il forte insuccesso del candidato a sindaco della lista di centrodestra Giuseppe Conte, costretto a soccombere nelle Elezioni Comunali con un distacco ben superiore alle previsioni.

Per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato, infatti, la somma delle liste di centrodestra aveva fatto ben sperare i sostenitori di Conte, oltrepassando il centrosinistra di un centinaio di voti, pari a circa un punto percentuale. Ben diverso, però è stato l'esito della consultazione amministrativa, dove alcuni fattori come l'immaturità politica del candidato, la divisione del centrodestra ricomposta solo all'ultimo minuto aggregando le liste "Uniti per Poggio", "Poggio per la libertà" e "Noi poggesi" hanno determinato una forte sconfitta della coalizione dei moderati.

Con 3.627 voti, il 59,15% del totale, è risultato dunque eletto Marco Martini, vice-sindaco dell'uscente giunta Gelli ed esponente di lungo corso della politica poggese, sin dai tempi del Partito Popolare di Martinazzoli nel 1993. Il candidato della lista di centrodestra si è attestato, invece, al 40,85% delle preferenze con 2.505 suffragi, confermando sostanzialmente il cattivo risultato del 2003 quando la sgradita candidatura di Lucia Nencioni ed un trend politico nazionale sfavorevole determinarono un tracollo dell'allora Casa delle Libertà al 39,20% del totale dei voti.

Grande soddisfazione ed un accenno di commozione sono stati espressi da parte del neo-eletto sindaco, che ha voluto ringrazionare, dalle colonne del suo blog (elemento inedito per una campagna elettorale a Poggio a Caiano), tutti i suoi sostenitori durante questa campagna elettorale, impegnandosi ad essere il "Sindaco di tutti", mediante la condivisone delle scelte di governo del territorio.

Delusione e riconoscimento della netta sconfitta sul fronte opposto, dove Cristiano Ciani dell'UDC parla di "un'altra severa lezione" rimediata con "l'aggravante di un trend nazionale estremamente positivo che poteva fare da traino" magari pensando a come sarà difficile in futuro il ripetersi di condizioni favorevoli per una vittoria, quali i forti consensi su base nazionale, un candidato di centrosinistra alla ricerca del suo primo mandato e quindi elettoralmente più vulnerable e l'unità di tutte le forze di centrodestra.


Carlandrea POLI


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permalink | inviato da Carlandrea Poli il 16/4/2008 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
politica interna
UN PROGETTO UTILE IN UN PARTITO INUTILE
10 aprile 2008
Matteo Pazzaglia, candidato liberale alla Camera dei Deputati espone oggi all'interno di un comunicato inviato a Pratoblog le ragioni del suo impegno politico e quello del Partito Liberale Italiano nelle prossime consultazioni politiche. Pur lasciandosi andare come un qualsiasi casinista o un arcobanelista a delle critiche, oramai fin troppo scontate, contro il presunto duopolio PD-PDL (forma di bipartitismo, che per quanto imperfetto dovrebbe far piacere ai liberali, da sempre simpatizzanti dei sistemi politici anglosassoni) Pazzaglia indica una piattaforma programmatica molto apprezzabile per la sua modernità e per il suo alto tasso di liberalismo, quindi molto utile alle esigenze di riforma del nostro sistema-Paese, indietro di quaranta anni rispetto alle grandi liberalizzazioni economiche, come denunciato ieri anche dall'ambasciatore americano a Roma, Roland Spogli.

L'impegno a difendere i diritti di proprietà dagli eccessi di pressione fiscale e la proposta di porre un limite massimo alla tassazione individuale, ad esempio, costituiscono un'importante novità per la politica italiana, sin troppo condizionata in sede di dibattito culturale e di scelte di governo da una formazione di matrice socialista e cattolica ostile ai diritti naturali individuali, così come concepiti dal pensiero liberale. Purtroppo, però, questi come altri punti di programma di governo sono tanto apprezzabili quanto irrealizzabili mediante il PLI, data la ben nota impossibilità del partito di Pazzaglia di ottenere non solo la maggioranza per governare, ma anche una percentuale di consensi superiore a quella da prefisso telefonico, per poter accedere alla ripartizione dei seggi in Parlamento e quindi per strappare un diritto di tribuna per portare avanti i propri principi.

Per questo pur analizzando con un certo pessimismo la politica italiana e guardando con crescente preoccupazione il lento svuotamento dell'ispirazione riformatrice che si sta consumando all'interno del Popolo della Libertà si scorge una certa inutilità nella decisione di votare, in ogni senso, il sogno di una "rivoluzione liberale" al suicidio, alla microformazione, alla ghettizzazione, ponendo le idee in difesa della libertà individuale e della proprietà privata al di fuori del centrodestra, alveo naturale di questa tipologia di battaglie.

Complessivamente un disegno politico centrato sull'autoisolamento, sull'abbandono degli Antonio Martino, dei Daniele Capezzone, dei Benedetto Della Vedova al loro destino di marginalità nel futuro del PDL e l'assenza di iniziative per contrastare la deriva tremontian-colbertista, ergo statalista, del centrodestra arrecherà un danno consistente alla causa della libertà economica, che in ragione della diminuzione del numero di liberali in attività nei grandi partiti verrà sempre più considerata come espressione di un presunto mercatismo da contrastare politicamente.

Ecco perché gli esponenti del Partito Liberale Italiano rischiano di sostenere una battaglia utile con strumenti assolutamente errati e soprattutto privando i liberali del Popolo della Libertà di un forte supporto nella competizione interna delle idee.

Carlandrea POLI




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politica interna
IL PICCOLO DIBATTITO DEL VENERDI' SERA
6 aprile 2008

Per quei pochi cittadini non supertifosi  dei due candidati alla carica di "primo cittadino" di Poggio a Caiano il dibattito dello scorso venerdì, svoltosi al circolo MCL Ambra, potrebbe aver fatto persistere una certa indecisione sulla scelta da compiere nelle urne fra sette giorni, quando saranno chiamati a rinnovare per i prossimi cinque anni la carica di sindaco ed il consiglio comunale. L'aumento dell'incertezza fra la platea elettorale è stato scongiurato soltanto dalla sostanziale assenza di un pubblico non politicizzato, fatto salvo un drappello di rappresentanti del Comitato per il rimborso degli alluvionati, fra gli spettatori del duello politico fra il candidato del centrodestra Giuseppe Conte ed il progressista Marco Martini.

In un ambiente politicamente neutro è andato in onda un confronto con episodi incrociati di claque innescati dai dirigenti e dai militanti del PD e del PDL, domande del moderatore Biagiotti poste in una successione tale da trasformare il finale in un palese invito agli elettori (o per meglio dire ai dirigenti) ad abbandonare anzitempo le rispettive poltrone da spettatori, aggregandosi in questo modo ai tanti giovani presenti fuori dal circolo, disinteressati non senza ragioni al faccia a faccia.

 
Sostanzialmente, in mezzo alle diatribe sulla realizzazione delle opere pubbliche e degli interventi di manutenzione negli ultimi dieci anni, rivendicati come meriti governativi da parte di Marco Martini, numero due dell'uscente giunta Gelli e contestati invece da Conte, in relazione soprattutto all'assenza delle bretelle di collegamento con i comuni limitrofi, il piccolo dibattito di venerdì sera ha raggiunto i due momenti di maggiore interesse nonché di sfida appassionata fra i contendenti sulle questioni della pedonalizzazione del "centro storico" (una via da poche decine di metri quadrati) e sulla dose di impegno dell'ente comune e dei partiti di opposizione nelle sedi istituzionali per lo stanziamento e la distribuzione dei fondi per i rimborsi in favore degli alluvionati.

Giuseppe Conte, in un momento nel quale si è mostrato a suo agio nella nuova veste di imprenditore prestato alla politica, ha attaccato il programma del centrosinistra, che con la chiusura di Via Lorenzo il Magnifico causerebbe la ghettizzazione di una zona della città, favorendo l'abbandono del territorio ai bivacchi ed agli episodi di microcriminalità legati all'immigrazione clandestina e causando in questo modo la morte del commercio, "vero polmone e anima della città" da valorizzare mediante un impegno per lo sviluppo del turismo con un apposito percorso culturale-artigianale. In tal senso il candidato della lista "noi poggesi uniti per la libertà" si è proposto come il candidato per scongiurare il rischio della trasformazione di Poggio a Caiano in un dormitorio, con alcune zone "obitorio" escluse dal traffico veicolare. Il vice-sindaco Martini ha invece spostato l'attenzione sul sostegno all'artigianato, citato anche nel suo blog elettorale come punto di riferimento della sua futura azione di politica-economica e ha vincolato la realizzazione del progetto di pedonalizzazione al completamento della bretella fra Via Roma e Sant'Angelo a Lecore ed al dialogo con tutti i cittadini, con un stile intuibilmente più moderato e dialogante dell'attuale sindaco Silvano Gelli, spesso in aperta polemica con i commercianti ed i loro rappresentanti di categoria. Non è mancata in proposito una contestazione da parte di Martini di un’ambiguità del programma di Giuseppe Conte,  che non esclude aprioristicamente la possibilità di dar vita a zone pedonali,  per quanto contenute e concertate con i soggetti  direttamente coinvolti.

Diversamente sulla gestione dei fondi per la seconda tranche degli alluvionati è parso più convincente Martini, che ha promesso l’istituzione nella prossima legislatura di una commissione, composta da due esponenti della maggioranza ed uno di opposizione,  per definire i criteri di distribuzione delle risorse a risarcimento dei danni ai beni mobili ed immobili provocati dall’alluvione, mentre Conte è stato contestato da una rappresentante del comitato civico quando ha voluto ricordare il lavoro svolto dai consiglieri del centrodestra per il miglioramento della legge regionale che ha trasferito 9,8 mln € a Poggio a Caiano.




permalink | inviato da Carlandrea Poli il 6/4/2008 alle 21:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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